








| Indice: | |
| 1. Origini | 5. I disagi dei selvesi |
| 2. I feudatari | 6. Sete di libertà |
| 3. Le prime abitazioni | 7. Redenzione della selva |
| 4. La prima cappella | 8. Alberobello |
| 5. Il Guercio di Puglia | |
(Tratto dal libro: “Alberobello, la città dei trulli” del Prof. Gino Angiulli )
Nella primavera di quell’anno Ferdinando IV aveva intrapreso un viaggio nelle Puglie in occasione delle nozze di suo figlio Francesco I, Duca di Calabria, con Maria Clementina d’Austria. Altro scopo del viaggio era quello di consolidare la monarchia borbonica terribilmente scossa dai moti della Rivoluzione Francese. Arrivò a Taranto il 9 maggio 1797 e trovavasi ospite nella villa dell’Arcivescovo Capecelatro quando gli si presentò una deputazione di « Selvesi ».
Ad insaputa del Conte di Conversano Giulio Antonio Acquaviva, sette « Selvesi »: quattro sacerdoti, due medici ed un capomastro, decisi a tutto osare, si recarono notte tempo a Taranto, trovarono rifugio nella casa di Don Vito Onofrio Lippolis e tramite la raccomandazione di un certo Cav. Galeota, ricco signore di Taranto, ottennero la presentazione ufficiale al Re.
Viva curiosità e simpatia svegliarono nell’animo del Re quei sette supplicanti che chiedevano grazia per tremila e cinquecento suoi sudditi sepolti in una selva, schiavi ai voleri di un signore, senza giudice, senza governo, senza legge. Il Re accolse la supplica e promise il Decreto Regio. Difatti ordinò subito alla Regia Camera la numerazione dei « fuochi » e il disbrigo delle pratiche occorrenti. Ed a Foggia, dove egli sostò essendo ancora in viaggio, il 27 maggio firmò il decreto con cui si liberava la Selva dalla schiavitù feudale e la si elevava a CITTA’ REGIA.
Il Conte Giulio Antonio Acquaviva, sorpreso ed incollerito, tentò di produrre ricorso contro la regia concessione, protestando la sua eccessiva benevolenza verso i « Selvesi », ma non ne ottenne nulla. Così cessarono di colpo le angherie baronali, i soprusi, gli arbitrii e il divieto della costruzione a calce.