








| Indice: | |
| 1. Origini | 6. I disagi dei selvesi |
| 2. I feudatari | 7. Sete di libertà |
| 3. Le prime abitazioni | 8. Redenzione della selva |
| 4. La prima cappella | 9. Alberobello |
| 5. Il Guercio di Puglia | |
(Tratto dal libro: “Alberobello, la città dei trulli” del Prof. Gino Angiulli )
Chi sopratutto devesi considerare il principale fondatore di Alberobello è il Conte Gian Girolamo II Acquaviva detto il « Guercio di Puglia ». Egli, più che i Conti suoi predecessori, « apportò richiamo di coloni e incremento di casedde » erigendo nel 1635, per sé una spaziosa villetta e dotando la « selva » di forno, molino, beccheria e locanda per i viandanti. Accanto alla sua villa eresse una chiesetta con porta interna comunicante con le sue stanze, dedicata ai SS. Medici Cosma e Damiano di cui era devotissimo, non è noto per quale miracolo ricevuto, tanto che al suo figliuolo primogenito impose il nome di Cosmo.
Le migliorie verificatesi nella giovane Selva negli anni successivi (si contavano circa settanta famiglie) e le larghezze del Conte a favore dei suoi abitanti, urtarono gli interessi di tutti i Feudatari vicini, che spontaneamente coalizzati, si sollevarono contro questa novità, invocando i propri diritti feudali e provocando il Re a far valere i suoi.
Nel 1644 il Duca di Martina Franca, cui maggiormente nuoceva il crescente villaggio, ricorse a Ramiro De Guzman Duca di Medina Torre, che reggeva il Governo Centrale a nome del Re di Spagna, accusando il Conte di Conversano di violazione della « PRAMMATICA » , poiché senza il beneplacito del Re aveva fatto erigere il Casale della Selva. Il Conte Gian Girolamo fu appunto citato dalla Regia Camera a presentare entro venti giorni le « facoltà » con le quali aveva eretto il villaggio, e a dichiarare « come, donde, da quando e quali uomini aveva chiamato ad abitarlo, e se del Regno, o stranieri, e dove questi erano iscritti per i fuochi e per le tasse, e quali immunità godevano, e perché non era esso Conte incorso nelle pene della Prammatica vigente, avendola conculcata ». In seguito a ciò ed in previsione della visita del Regio Ispettore, il Conte fece abbattere in una sola notte tutte le « casedde » costruite, disseminandone le pietre e allontanandone gli abitanti. Il Regio Ispettore non vide nulla e il ricorso rimase senza effetto, mentre i coloni ricostruirono le loro abitazioni rispettando con tutto il rigore il divieto delle fabbriche a calce.