








| Indice: | |
| 1. Origini | 6. I disagi dei selvesi |
| 2. I feudatari | 7. Sete di libertà |
| 3. Le prime abitazioni | 8. Redenzione della selva |
| 4. La prima cappella | 9. Alberobello |
| 5. Il Guercio di Puglia | |
(Tratto dal libro: “Alberobello, la città dei trulli” del Prof. Gino Angiulli )
Grande fu la gioia dei « Selvesi » nell’apprendere la notizia. A cielo aperto, sotto un grande albero che fiancheggiava la chiesa, il 22 giugno del 1797 essi tennero il primo parlamento: fu eletto il primo sindaco nella persona di Francesco Lippolis e fu scelto il nome da dare al paese. In un primo momento alcuni proposero che il villaggio fosse chiamato « FERDINANDINA » in segno di riconoscenza al Re Ferdinando che lo aveva liberato, ma la maggioranza volle perpetuare l’antica « Sylva aut nemus arboris belli » italianizzandola in ALBEROBELLO forse anche a ricordo dell’albero maestoso sotto il quale erano riuniti a concretizzare il sogno di libertà per secoli sopito. Fu composto quindi lo stemma comunale, raffigurante una secolare quercia - tipica pianta della Selva - sotto cui lottano, per il possesso dell’albero, un animoso cavaliere in corazza e con una lunga lancia, rappresentante la Libertà ed un leone rampante, rappresentante la Feudalità. Sulla chioma della quercia svolazzano due colombe, simboli di Pace e di Amore.