








| Indice: | |
| 1. Origini | 6. I disagi dei selvesi |
| 2. I feudatari | 7. Sete di libertà |
| 3. Le prime abitazioni | 8. Redenzione della selva |
| 4. La prima cappella | 9. Alberobello |
| 5. Il Guercio di Puglia | |
(Tratto dal libro: “Alberobello, la città dei trulli” del Prof. Gino Angiulli )
I contadini ebbero facoltà, per poter risiedere nella zona, di costruire delle abitazioni, ma con l’espresso divieto di impiegarvi qualsiasi tipo di calce; così facendo, si diceva loro, i Conti potevano a loro voglia espellere il colono demolendone la casa. Però la « PRAMMATICA DE BARONIBUS », voluta dagli Aragonesi e tramandata con maggior rigore sotto il tristo periodo della dominazione spagnola, vietava ai baroni di erigere, senza il regio beneplacito, nuovi agglomerati urbani, « acciò villa e non terra, né castello fosse quel luogo riputato, né inducesse giammai al barone la pena della prammatica ».
Questo era dunque il principale motivo del divieto delle fabbriche a calce, poiché le improvvisate abitazioni, denominate « casedde », erano necessariamente temporanee ed in caso di ispezione regia bisognava abbatterle nel più breve tempo possibile disseminandone le pietre disordinatamente. Nonostante tale grave soggezione, dovuta non solo al capriccio del Conte ma soprattutto alle leggi fiscali del Regno, la popolazione si accrebbe grazie alle immunità e franchigie concesse dal Conte medesimo.